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comunicato stampa

Una storia di multidisciplinarietà, di integrazione sociosanitaria e soprattutto di cura

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Centralità della persona, approccio multidisciplinare, integrazione sociosanitaria Concetti che in questa storia diventano prassi, concretezza, sostanza e cura. Il protagonista è un trentenne ricoverato per un grave problema neurologico, nella terapia intensiva generale dell’Ospedale di Circolo di Varese diretta dal Prof. Luca Cabrini. Il decorso clinico è lungo e complicato ed è necessario sottoporre il paziente ad una tracheostomia.

Quando la situazione si stabilizza, il paziente viene trasferito in Medicina Generale e, in particolare, nella Struttura Semplice di cui è responsabile il Dott. Fabio Ambrosini, che, con un progetto unico della nostra ASST, collabora in maniera molto stretta con la Degenza di Riabilitazione, guidata dal Dott. Michele Bertoni. Qui vengono curati, con un approccio multidisciplinare, i pazienti più complessi provenienti dalle terapie intensive, integrando le competenze di internisti e fisiatri. Il percorso in questo caso è più arduo del solito: lo stato di agitazione del paziente crea problemi alla tracheostomia e gli otorinolaringoiatri, diretti dal Prof. Maurizio Bignami, devono ripetere l’intervento. Il giovane continua però ad avere grosse difficoltà respiratorie. Con l’aiuto dei radiologi, in particolare della dottoressa Maria Josè D’Alba e grazie all’esperienza dei fisiatri, l’equipe dei curanti riesce alla fine a identificare il problema: una fistola che ha creato una comunicazione tra esofago e trachea, attraverso la quale il cibo passa nelle vie respiratorie e causa infezioni continue.

Il problema richiede nuovi confronti, innanzitutto con i chirurgi toracici, guidati dal Prof. Andrea Imperatori, ma anche con i professionisti dell’endoscopia digestiva, gli otorinolaringoiatri, gli anestesisti e i rianimatori della terapia intensiva. La soluzione è un intervento molto rischioso, che viene minuziosamente pianificato e poi portato a termine in oltre nove ore dal prof. Nicola Rotolo, chirurgo toracico: si è trattato di sezionare la trachea, riparare il retrostante esofago e poi riunire i due segmenti di trachea. Collaborano con lui la collega Elisa Nardecchia e il Dott. Alberto Arosio, otorinolaringoiatra.

Il paziente esce dalla sala operatoria pronto per tornare gradualmente a respirare e a mangiare normalmente. Ma il decorso post-operatorio, dopo un intervento del genere, è molto delicato e lungo. Infermieri, fisioterapisti motori e respiratori, dietisti, logopedisti, terapista occupazionale, insieme ai medici, accompagnano ogni tappa del paziente. La ferita chirurgica richiede estrema delicatezza e prudenza. Ma il giovane supera anche questa difficoltà e le condizioni, finalmente, volgono al meglio.

Ogni giorno un piccolo miglioramento e un livello di autonomia riconquistato.

Nel frattempo, al paziente, che non è italiano, scade la copertura sanitaria che gli garantisce le cure. È necessario lavorare con largo anticipo, avviando i contatti con gli assistenti sociali e con il paese di origine del paziente. Una sorella lo raggiunge e alterna periodi accanto a lui con la gestione della burocrazia nel proprio paese, finché tutto si sistema.

Complessivamente, passano più di quattro mesi, e il paziente raggiunge finalmente la dimissione. Non è ancora il momento di tornare a casa: lo accoglie una struttura di riabilitazione, per concludere un percorso difficile e delicato. Ma le premesse sono le migliori e presto, grazie all'integrazione sociosanitaria, all'attenzione alla persona, all'approccio multidisciplinare e alla grandissima capacità dei professionisti di ASST Sette Laghi, il giovane potrà riprendere in mano la propria vita.

Una conferma che in sanità vince sempre la squadra e che l’originale progetto di integrazione avviato dalle strutture di Medicina e di Riabilitazione rappresenta una strategia innovativa e di successo.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-02-2024 alle 10:53 sul giornale del 14 febbraio 2024 - 10 letture






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